29.11.12

GIORNO DELL’AVVENTURA - Parte 1: «LA TERRA TRAMA»

 Dopo aver letto entusiasta il post della Marta sulle“stanze” del vino, mi è venuta voglia di aprire una qualche bottiglia. Così domenica ho fatto un giro alla 6° edizione de La Terra Trema al Leoncavallo di Milano (22-25 novembre 2012).
Il programma è quello di raggiungere in treno degli amici che hanno lo stand alla fiera, per poi rientrare con loro in auto.
Il problema è che di domenica non girano tanti trenini regionali, così per essere a destinazione alle 13, devo prendere il primo mezzo pubblico alle 8.
L’altra scocciatura che mi preoccupa è dover guidare di notte da sola, trovandoci anche solo per mezzora di macchina in 3 fonati con 2 vetture.
In quest’epoca in cui si sente continuamente parlare di “sostenibilità”, ho pensato di dovermela: mi meritavo un’esperienza in cui ti senti totalmente coerente con te stesso (musichina di sottofondo, foto di prati fioriti)
E cosa c’è di più sostenibile di una bici? (icona della lampadina di Archimede Pitagorico).
Così, nonostante mio padre mi volesse accompagnare in macchina, parto con una di quelle bici da città che si piegano in 3 parti e si trasportano quasi comodamente in una borsa (circa 13 chili solo su una spalla). E qui ha inizio la “mattata memorabile”.
A metà strada, dopo 5 km, realizzo effettivamente di non aver valutato tutti gli aspetti.
Al di là delle lacrime cristallizzate, delle mani brinate e dei lunghi rettilinei (che a memoria avrei detto fossero comode discese), al di là di essi c’era il diametro delle ruote a ridermi dietro ad ogni falcata.
Assomigliare ad un criceto sulla ruota, smettere di pedalare ad ogni passaggio di automobile per la vergogna e, soprattutto, fare fatica a pedalare dalla “ridolina” scatenàtasi... non ha prezzo.

L’autobus sta scaldando il motore e tutti i passeggeri (10) sono a bordo. Devo fermarmi in un posto a richiudere la bici, pertanto mi piazzo saggiamente davanti al muso dell’autobus allo scopo si mostrare la mia intenzione a salire.
La sera prima ti metti a fare esercizio di apertura e chiusura dell’attrezzo, proprio per evitare certi momenti… Ma loro, TAAC, ti trovano. Dopo 4-5 minuti che “smadonno” con leve e pedali per far entrare il fardello nel borsone, un baldo giovane, impietosito probabilmente dalle risate di un gruppo di polacche, scende dal mezzo. “Ciao, ti do una mano. Sennò qua…”. “Grazie grazie!” (Grazie un cazzo, mi sento mongoloide come alle medie!)
Finalmente arrivo in stazione a Reggio con largo anticipo (2 ore) e decido di fare un giro in bici in una città che ha dei bei ricordi, inoltre c’è il mercato contadino.
Che spettacolo “imbazzarsi” i nonni al mercato. E’ una di quelle cose che mi manca di quando avevo tempo. (e più di 10 anni in meno).
Nonni che vanno a giocare tutti i giorni a boccie come faceva il mio. Nonni che vanno al mare in Luguria. Nonni che vanno a pesca. Nonni che guardano tutti i telegiornali. Nonni che vanno a giocare a briscola. Nonni che ordinano una spuma di cedro in tutto il giorno. Nonni che partono in seconda. Nonni che hanno un orto sul Secchia. Nonni che mangiano liquirizia.
Nonni che parlano di api.
E che tutti i giorni mettono su la maschera, la tuta gialla e vanno a cercare la regina.
Come se loro stessi fossero api.
Non ha prezzo neanche questo.
(Laura)