14.12.12

GIORNO DELL’AVVENTURA - Parte 2: «LA TERRA GIRA»

Passando a momenti meno imbarazzanti dell’avventura iniziata qui, sotto il sole di Milano di quella bella domenica che era il 25 novembre, raggiungo finalmente il Leoncavallo. Ovviamente in bici. Con l’orologio che scocca le 13, una spalla semi-lussata dal fardello del biciclo ripiegato e un sorriso che fa provincia,
pronta per assaggiare tutti i vini che il mio corpo avrebbe tollerato (con discreto margine…)

Non voglio parlare di 120 cantine o di dettagli che non ho sentito con le mie orecchie e/o papille gustative, vi parlerò solo ed esclusivamente di quello che ho sentito io e, più nel particolare, di quello che mi è piaciuto a questa 6° edizione de La Terra Trema.
Nota bene: se siete degli esperti di vino e pensate che io sia altrettanto, o se pensate che questa sia una recensione, allora avete sbagliato blog!)


I primi che assaggio sono i vini di Vanni de I Cinque Campi (Puianello-RE).
Per inciso, che fortuna avere un produttore di vini così, a pochi km di distanza.
Vanni coltiva 4 Ha e vinifica solo uve autoctone. Per me i suoi vini più buoni sono “Le Marcone”, “Bora Lunga” e “Particella 128”. Il primo è un rosso, quasi tutto Malvo Gentile, gli ultimi due sono bianchi con Spergola, un’uva bionda reggiana squisita (la Particella è spergola in purezza). La cosa che dovete sapere è che Vanni conduce la sua terra con metodo biodinamico. Non aggiunge lieviti, fa lavorare il vino da solo... Il famoso vino che sa di vino (guardate che non è banale).


(tratto da Officina Enoica)

Poi ho sentito il Chiaretto doc della cantina Basia (Lombardia) denominato da loro “La Moglie Ubriaca” (e soprannominato da me “The Good Wife”): un vino che finisce prima del previsto. Normalmente non amo i rosati, ma questo ha un forte carattere minerale.
Mi piace tanto il minerale…



Non avevo ancora pranzato che assaggiavo quello che potrei definire la mia anima gemella fatta a Verdicchio: “Il Pigro” della cantina La Marca di San Michele (Marche).
Lavorano solo con Verdicchio in purezza (!). E lo sanno fare.
Io ho sentito “Il Capovolto” che matura in acciaio e “Il Pigro della Marca” che matura in botte. Venerdì ne apro una bottiglia, è deciso.


Dopo pranzo la lucidità ha iniziato a perdere quota, quindi mi limiterò a citare i ragazzi, biodinamici fino all’osso, de L’Acino. Mannaggia il loro bianco. Tutti te ne parlano bene e finisce poco prima del mio arrivo. Ma mi sono divertita con il Chora rosso.
Calabria in forma liquida.


La Terra Trema quest’anno ha come motto “Tengo La Posizione” e un giornaletto che ti gira tra le mani riporta l’introduzione di un libro molto bello: “Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente” (autore Corrado Dottori).
In attesa di arrivare a leggerlo tutto, voglio riportarvi un passo a mio avviso commovente dell’introduzione: “E camminarci in primavera è una meraviglia. Immagini le radici, nel buio della terra, cercare acqua e humus e minerale. Vedi i tralci che iniziano a spingere verso l’alto, verso la luce, arrampicandosi in direzione del cielo. E in mezzo le foglie che respirano. Creando energia. Mutando acqua e anidride carbonica e luce in sostanza nutritive. Qualcosa di straordinario che l’uomo, ancora, non è riuscito ad avvicinare.”


Di minor soddisfazione rispetto ad una buona bottiglia, ma di certo necessario per movimentare il sostegno da parte dei consumatori, è l’informazione sul web. Il vino naturale e le cantine che lo producono sono ben sviscerati in quello che è il sito di un’associazione milanese di nome Officina Enoica.
Molto belli gli interventi e gli articoli di informazione sui maggiori avvenimenti del settore. Ad esempio vedo ora nero su bianco quello che Stefano Bellotti mi ha raccontato di persona l’altro giorno alla Cascina degli Ulivi. Sono andata a comprare del vino da lui (brava come me a fare la spendacciona al verde non c’è nessuno) e mi ha raccontato dei cavilli legali assurdi a cui si aggrappa chi vuole danneggiare il lavoro suo e di altri "boicottatori di escamotage chimici della viti-vinicoltura convenzionale" (dove ci sono tipo 44 additivi alimentari ammessi). Esiste una specie di bastone gigante (rappresentato dalle autorità) che si infila continuamente tra le ruote (per essere fine) di chi auspica a produrre cose di qualità non solo per se stesso. Cercano i cavilli. Perché è l’unica arma possibile.


Nelle vigne, Cascina degli Ulivi, Novi Ligure (AL) - foto di Luca Verzelloni
A qualcuno non fa comodo che la gente si accorga della differenza che c’è tra un vino buono e quel liquido che compri in giro denominato allo stesso modo. Ma lascio spazio per affrontare un tale dibattito a chi ne può parlare meglio di me. Anzi, se tu che stai leggendo non sai magari niente di vino ma hai qualcosa da dire, fallo. Grazie.

Fine.
Esseri umani da ringraziare: la Manu per la bici, il Gèntil per l’assistenza tecnica, il babbo per le buone intenzioni, Vanni per il passaggio, Stefano per il “jet privato” e Luca per il beneplacito.


(Laura)