31.12.12

L'ANIMALI (l'individuo tribù)

È stato un corso al contrario quello di apicoltura biodinamica all’Agri.Bio di Cissone (CN).
Siamo partiti con quello che doveva essere l’epilogo: la metafora del cranio, paragonare un alveare ad una testa di mammifero, analizzandolo strato dopo strato e funzione dopo funzione. Il mio primo pensiero: “Sarà mica che ho guidato da sola per più di trecento chilometri per parlare solo di antroposofia?” Per nulla togliere davvero, anzi. Materia da approfondire, pensiero da praticare. Ma il mio intento era quello di un week end all’insegna delle api. 
Il giorno successivo, sabato, a parte l’alba che si proiettava sul Monviso e sulla cortina di Alpi italo-francesi, il docente Enrico Zagnoli ha iniziato a parlare di api. E la sera, gli appunti sul cranio li ho riletti più e più volte. Ma… sono come distratta da un’impellenza: conoscere la specie ape.
O meglio la specie api. L’ animali. Un esserino minuscolo che da solo muore letteralmente di tristezza, mentre all’interno della sua famiglia non solo ha un ruolo ben preciso, ma mostra comportamenti effettivamente paragonabili a quelli di un mammifero.
Io sospetto che le api siano state l’ispirazione di chi una volta ha detto “il tutto è più della somma delle singole parti”: definizione perfetta, l’individuo tribù.
Come dicevo il docente ha iniziato a parlare di api. E non ha più smesso, neanche un secondo. Lo abbiamo spremuto poveretto come un agrume (io l’ho costretto a rifugiarsi in bagno pur fare una pausa!). Tanto che domenica, ultimo giorno, il ritmo di partecipazione di chi seguiva il corso è stato frenetico, con l’occhio all’orologio e la mano tesa impaziente a prenotare l’ennesima domanda.

Una setacciata d’eccellenza agli appunti, per condividere qui alcuni dei concetti che mi hanno colpito di più.
  1. Un’ equipe giapponese della Fao sta studiando il fenomeno per cui le api effettuerebbero naturalmente una concimazione enzimatica del terreno, mediante rilascio di piccolissime particelle dall’aculeo. Si tratta di acidi provenienti dalla degradazione del loro scheletro, che hanno un ruolo in alcuni fenomeni cellulari.
  2. Einstein ha detto che a seguito di un’ipotetica estinzione delle api, l’uomo esisterebbe solamente per altri quattro anni. Probabilmente il 4 è sballato, ma il concetto è giusto perché da una sperimentazione in Val di Non, un melo impollinato dalle api (vedi impollinazione crociata) produce 36 Kg di frutta contro i 9 che produce con la sola autoimpollinazione; il melone produce 38% in più e l’erba medica 75%...
  3. La cosa migliore da fare se si vuole provare ad allevare una famiglia? Trovare uno sciame naturale. Perché le api che hanno sciamato insieme alla regina vecchia due giorni prima della schiusa della regina nuova sono gli uomini migliori, la squadra d’esperienza selezionata accuratamente per l’occasione del trasloco. Quindi, una famiglia probabilmente più mansueta ed equilibrata. (qui il video di uno bravo)
  4. Esiste un fenomeno tanto raro quanto magnifico di cui non ero a conoscenza: verso la fine dell’estate può essere che troviamo una cella reale che preannuncia l’arrivo di una nuova regina. In questo specifico caso, riconosciuta la cella “da rinnovo”, dobbiamo aspettarci non una sciamatura della vecchia regina che lascia l’abitazione alla principessa in arrivo, ma bensì una maternità. La vecchia madre accompagnerà la giovane in tutte quelle che sono le mansioni reali, insegnandole le buone maniere! Ad esempio si potrà osservare la deposizione delle uova effettuata contemporaneamente da madre a figlia sullo stesso telaio, una da una parte e una dall’altra, come in uno specchio.

 Mi piacerebbe parlare dell’insegnante, Enrico (un agile ometto felice farcito di scienza e passione come non l’ho mai visto) e del suo miele, o di utilità tecniche, di spunti storico-culturali che egli ha condiviso con noi… Ma non voglio dilungarmi troppo. Non per paura di annoiarvi, chi si annoiava ha smesso di leggere molto prima di arrivare qua (tipo alla parola cranio).

Ma perché finirei dopo capodanno e un po’ stanchina, perché in un solo week end ho annotato talmente tanti concetti da rischiare una tendinite all’avambraccio. 

Eppur si è detto così poco.
Verrebbe da dire affascinante, ma la parola giusta secondo me è “magico”.
Un animale leggendario con il fascino di una chimera e le dimensioni di un’unghia.

Un piccolo insetto con peculiarità straordinarie di cui, nonostante i numerosi studi non si sa ancora tutto. Karl Von Frisch (premio Nobel ’73) ha iniziato ad osservarle attivamente alla fine degli anni 20 e tra le tante scoperte, ha dimostrato che le api comunicano attraverso simboli.
Adesso, magari qualche etologo mi correggerà, ma le scimmie usano un linguaggio emotivo e i cani un linguaggio simbolico. Si pensava che solo l’essere umano fosse capace di interagire coi suoi simili anche mediante simboli (appunti dall’introduzione de “Il Linguaggio delle Api”, K. Von Frisch, a cura di Giorgio Celli).
Le api mi prendono bene. Sentirne parlare è più di un romanzo e osservarle è più di un film. L’unico difetto? Fino a marzo non si possono disturbare. Accidenti.







(Laura)