15.2.13

E SE DICO CONTADINO? (di coraggio e spregiudicatezza)


immagine tratta da ortocircuito.blogspot.com
Se dico "contadino", uno pensa al proprio nonno o a quello di un amico. Pensa a un anziano col viso segnato dal tempo e dal sole, cappello in testa, stivali di gomma, zappa o vanga sulla spalla e spesso a cavallo di un trattore che da piccoli vi piaceva un casino.
Bene, il mio moroso ha 35 anni e l'altro giorno è diventato ufficialmente contadino. E io spero che ce ne siano sempre di più.
Un rappresentante di prodotti per il giardinaggio professionale che fa anche il consulente agricolo l'altro giorno mi ha detto che la cosa che dovrebbe preoccuparci di più per il futuro è la carenza di cibo. Tutti sanno benissimo che la maggior parte dei prodotti di orto-frutta che vedono una larga distribuzione, cioè quelli venduti nei supermercati, vengono scartati e sprecati perchè non consoni al mercato. Ora, di supermercati se ne vedono sempre di più a scapito degli alimentari, la gente li frequenta come 50 anni fa si andava a fare una passeggiata in piazza, perciò la produzione di alimenti che verranno scartati in percentuali spaventose è alimentata da noi visitatori della domenica che si va tutti a fare un giro al Grand'Emilia.
E' un discorso che si potrebbe allargare alla produzione di qualsiasi cosa, ma visto che stiamo parlando di CIBO, io sono abbastanza preoccupata.
Ma allora perchè spaventa la carenza di cibo? E soprattutto, perchè il mestiere del contadino non viene preso seriamente in considerazione dai giovani che tanto faticano a trovare un lavoro e tenerselo stretto?

(documentario verità sulla Monsanto)
La produzione di orto frutta per come la conosciamo (o meglio per come dovremmo conoscerla visto che ne facciamo uso) è una produzione massiva su decine di ettari specializzati per esempio solo in pomodori. Poi ci sarà un'altra azienda (o la stessa) che possiede altre decine di ettari di fagioli ecc. Non c'è bisogno di essere degli scienziati per capire che la terra, ovvero il substrato indispensabile per cavarci fuori della roba da mangiare, si "stanca" di supportare una coltivazione pensata così. E' questione di buon senso. E' vero che esistono le rotazioni ed è vero che il problema è di interesse multinazionale oltre che di uso sensato della terra, ma per assicurarsi un buon guadagno un grosso imprenditore agricolo ovviamente usa tutti gli strumenti a disposizione per ottenere la famosa "minima spesa, massima resa". Fertilizzanti chimici da laboratorio anzichè letame o sovesci che richiedono allevamenti, soldi e lavoro in più; sementi OGM selezionate per essere più resistenti ma di cui non si conosceranno per altri decenni gli effetti collaterali (pensate solo che mais, frumento e soia OGM free sono un bene raro!); pesticidi anzichè consociazioni che permetterebbero di ostacolare i parassiti per esempio del cavolo mettendogli davanti un'altra pianta che farebbe da scudo all'avanzare del parassita: un ostacolo meccanico (della serie "devi passare prima sul mio corpo!"), chimico per via di sostanze repellenti emesse dalla pianta che fa da guardia del corpo al cavolo, oppure un ostacolo indiretto quando la pianta guardia in qualche modo rinforza semplicemente il cavolo e lo rende più incazzato contro i suoi nemici. 
Quindi l'agricoltura tradizionale innesca un cosiddetto "cane che si morde la coda": impoverimento e desertificazione avanzante del terreno (solo in Emilia Romagna il 30-50% del territorio è a rischio!!). Sarà paradossale ma è una realtà: il cibo è a rischio.
immagine tratta da treccani.it
Perciò è chiaro che nessuno pensa a coltivare la terra. Davanti a dei big dell'agricoltura come questi, i prezzi dei tuoi prodotti sono schiacciati e se sei fortunato il bilancio finisce in pari. E non venitemi a dire che nessun giovane vuole fare il contadino perchè implica una scelta di vita troppo pesa, perchè io ho un casino di amici che avranno anche un bell'appartamento e andranno a fare l'aperitivo in centro un po' più spesso di un contadino, ma ultimamente gli unici che hanno un posto sicuro devono lavorare 10 ore al giorno, a volte anche il week end e sono spesso in viaggi di lavoro super stressanti e comunque fanno fatica a starci dentro. Non credo che il numero di uscite con gli amici sia più in discussione qui...
Per i più audaci io consiglio un approfondimento dell'agricoltura biodinamica e della permacultura: suggerimenti e tecniche all'avanguardia e allo stesso tempo "come una volta" che in Inghilterra, Francia, Germania e Australia stanno prendendo seriamente in cosiderazione. Qui in Italia, al momento, ti ridono dietro (ammesso che sappiano o capiscano di cosa si tratta). Io sono agronomo e all'Università non ne ho mai sentito parlare ma esiste internet e un sacco di bei libri...
(bel documentario introduttivo alla permacultura)
Voler fare il contadino al giorno d'oggi è coraggioso o se preferite spregiudicato ma è un lavoro paradossalmente più sicuro, perchè garantisce alla tua famiglia e a molte altre di mangiare un cibo che di trattamenti non naturali ne ha visti pochi o zero. E, se vogliamo, è più sicuro perchè con una buona progettazione e un corretto uso delle risorse, di fame e di freddo non muori. E secondo me non è mica poco. La difficoltà, come in ogni lavoro in proprio, sta nell'investimento iniziale (ma il terreno e i fabbricati agricoli costano poco e hanno una tassazione agevolata) e nella competenza tecnica. Ecco, sì, quest'ultimo non è un problema irrisorio. Ma santo cielo si impara a fare tutto! Basta partire dal piccolo.
Oh. Aprire un negozio di scarpe, fare l'impiegato o lavorare per un ente pubblico saranno anche più facili, ma non è che funzionino tanto bene al momento. Poi è chiaro che se uno dice "beh, io parto e vado all'estero" ha tutta la mia stima, ma a mio avviso il problema si sposta ma rimane. Inoltre anche così di coraggio e spregiudicatezza ce ne vogliono...
(Laura)