25.7.12

ORTI PER I NUOVI ANZIANI



A Bologna, dall’entrata in vigore del regolamento comunale del 2009, è stato eliminato il limite minimo di età per vedersi assegnare un orto. In pratica non si tratta più di una prerogativa dei pensionati (si parlava dai 60 anni in su per gli uomini e 55 per le donne, età della pensione svanita ormai…).
Ora anche un giovane, purchè maggiorenne, può gestire uno spazio comunale per coltivare ortaggi di autoconsumo, in base al punteggio che ottiene. Le modalità per la richiesta di uno spazio coltivabile sono sempre le stesse: presentarsi in Comune muniti di documenti. Ma ora il tutto è gestito da un sistema di archiviazione e graduatoria informatizzati e che permette di fare richiesta anche solo compilando un modulo online

Abbiamo incontrato Elisabetta Vitale, Donato di Memmo e Valentina Zerbini presso l’ufficio di AffariIstituzionali del Comune di Bologna.
Dopo la sorpresa di essere state ricontattate e accolte calorosamente per aver semplicemente mandato una mail di richiesta informazioni (invitiamo tutti i cittadini a cercare un dialogo con le amministrazioni, anziché lamentarsi senza aver provato, ndr) siamo state brave e sedute per un’oretta a prendere appunti e vogliamo condividere con voi tutto quello che abbiamo imparato sulla fortunata esperienza di Bologna!


Partiamo dall’inizio. “…gli anziani non ci credevano, in seguito non ne sono stati troppo entusiasti…”.
E’ ovvio che il passaggio non può essere che graduale. Dopo tanti anni che il nonno si trovava davanti solamente degli altri nonni con cui condividere e discutere (più spesso quest’ultima), ora che si trova anche dei pischelli e degli extracomunitari che magari non sanno nemmeno tenere in mano una zappa, ci vuole della calma! Come sempre d’altronde.


Il tutto è iniziato con l’Ancescao, che ha fatto per la prima volta un censimento dettagliato degli orti del comune di Bologna. Poi si è fatta una catalogazione, con una certa tolleranza causata dai frequenti aggiornamenti - obbligati spesso dall’età degli utenti… - e adesso, in pratica, se abiti a Bologna e sei fortunato, solo con internet e nessun requisito speciale ti può essere assegnato un orto, senza doverti litigare con i vicini: perchè non deve più essere per forza nel tuo quartiere.
Oddio, ci sono ancora quartieri inaccessibili per i giovani, dove di generazione in generazione ci si tramanda l’orto. Eh, qui è più difficile trovare un posto. Ma in qualche modo finchè non si era ancora sparsa la voce al punto da creare un caso, era possibile trovarsi sul posto col funzionario che ti diceva “scelga Lei”. E tu, guardando questi orti ti chiedevi “quale Deve essere il Mio?”.
Serena di Gramignaper esempio ha scelto l’unico che aveva il simbolo del lavoro duro della terra: la panchina! Mitica. Ma ne parleremo meglio più avanti.


Insomma, a qualcuno è venuta l’idea.
A chi? E’ stata la prima domanda che abbiamo fatto in Comune. Ma purtroppo non si può risalire a niente se non è su carta. Sta di fatto che mi sento pubblicamente di stringere la mano col pensiero a costui, chiunque esso sia. Bravo. Quando si dice una bella pensata.
Perciò, ora finisci di lavorare (o studiare), prendi uno dei tanti autobus, che a Bologna fermano ovunque, e ti fai le tue due orette all’aria aperta portando magari a casa un cesto di patate da fare al forno, appena colte.
(Per chi non lo sa, fa benissimo mangiare ortaggi nelle poche ore successive alla raccolta).


A Bologna, rispetto a prima del 2009, è migliorato tantissimo il livello organizzativo e di monitoraggio, infatti c’è un regolamento che tocca anche le tematiche di utilizzo delle riserve d’acqua e di utilizzo di prodotti chimici.
Stiamo parlando di 20 aree ortive su 9 quartieri urbani, per un totale di circa 2.690 orti.
Ogni orto prende in media 30-40 mq di superficie e lo puoi fare tuo per minimo 3 anni di fila. Puoi farti un’esperienza magari inaspettata…
Si parla già anche di orti extragraduatoria dati in gestione a progetti sociali e si contano alcuni casi di orti scolastici già attivi.
Bello è stato scoprire che presso i centri sociali anziani sono stati organizzati dei corsi preliminari insieme all’Università di Agraria. Su questo vorrei sapere di più.

orto 142 - Saragozza
Con che criterio vengono scelte le aree a futuro uso ortivo? Su questo credo di aver capito che parliamo senz’altro di terreni non edificabili (e nella mia mente perversa mi è dispiaciuto..), ma più spesso aree che già storicamente erano destinate a coltivazioni in piccola scala. Altre volte invece sono terreni ottenuti in donazione magari da qualche impresa (che nella mia mente perversa ci guadagnava a liberarsene!). Mi è dispiaciuto che non si parli di terreni strappati alla speculazione ed al rischio di abusivismo, ma pazienza.


A detta dei nostri interlocutori dell’ufficio per gli affari istituzionali, una delle cose belle di quest’avventura è leggere le mail di impaziente richiesta di informazioni sulla graduatoria che esce ogni 4 mesi. Ti ritrovi a fantasticare sul nonno, che si è fatto aiutare dal nipote per accedere alla rete, ma che poi ha voluto decidere categoricamente ogni singola parola del testo. Li riconosci al volo…!


Lo sappiamo, ma fa bene ricordarlo: che si afferma una nuova cultura del cibo. Alimentarsi, più che nutrirsi. Qualità del misero ravanello del tuo orto, rispetto al mazzetto ricco e ciccione dell’ortolano migliore che conosci: non c’è prezzo.
Poi per carità, la crisi economica ha dato una mano per andare in questa direzione. La gente riesce a difficoltà a mantenere (perché di questo si parla) un lavoro che gli permetta di pagare tutte le spese, non c’è da stupirsi. D’altra parte è vero che di solo cibo non si vive, ma è vero che almeno ci si sopravvive.


Tra l’elenco delle cose da migliorare c’è il fatto che il sistema informatizzato dovrebbe dialogare con l’anagrafe per essere efficiente al massimo, ma questa è una pecca formale. Niente di che.

Piccola storta di naso può essere che il primo criterio di selezione della graduatoria è ancora comunque l’età. Il cambiamento deve essere graduale è vero, ma in modo proporzionale ai tempi. Essere anziani oggi è tanto diverso da ieri, quanto lo è essere giovani.
A parte il probabile pistolotto di retorica politica che ci starebbe quasi bene adesso, quello che io so è che mio padre ha appena compiuto 69 anni e ancora lavora per necessità. Se andiamo avanti così i prossimi nonni non avranno il tempo di tenere a bada i nipoti perché dovranno continuare a sbarcare il lunario. Temo che le differenze di età siano meno radicali di questi tempi: giovani che in realtà sono vecchi e vecchi che in realtà sono giovani!

(Laura)